Costruire e consolidare un Centro di ricerca:è possibile con pochi soldi,tanta creatività e molta motivazione?

Il titolo può suonare un po’ strano,surreale,forse irrealizzabile. Non è così. Quello che abbiamo fatto in oltre dieci anni di attività dimostra che si possono realizzare concretamente iniziative di ricerca,consulenza ed alta formazione partendo da un gruppo di professionisti che hanno ben chiari gli obiettivi finali della loro azione.

Missione e visione? Questi due elementi sono certamente determinanti nel creare un progetto attorno al quale aggregare persone che hanno percorsi professionali alquanto diversi.
Strutturare un chiaro piano di medio-lungo periodo è la condizione essenziale per la realizzazione del progetto.

Il prodotto quanto conta in un Centro Studi? Molto,moltissimo direi. In questo caso intendiamo azioni di ricerca e consulenza,formazione manageriale, pubblicazioni, lobbying istituzionale ed aziendale. Senza prodotti di alto profilo, scientifico e tecnico, risulta difficile chiedere ed ottenere anche semplici colloqui di presentazione ed azioni di proposta commerciale.

Il famoso “networking”? Fondamentale! Avere poche risorse a disposizione, finanziarie e personali, rende cruciale l’individuazione di punti di riferimento: sto parlando di persone fisiche che diventano agenti di promozione del lavoro del centro sul territorio e validissimi collaboratori per la discussione scientifica che precede ogni azione e lavoro del Centro stesso.

Infine……. molta determinazione! In fondo ogni percorso ed azione strutturata, dalla più semplice a quella più articolata e complessa, richiede un grande sforzo di immaginazione e proiezione sul futuro, l’uso razionale delle risorse a disposizione, la creazione di un gruppo di lavoro, molta motivazione e leadership.

Federico Spazzoli

La formazione decentrata per l’economia sociale, ovvero la valorizzazione delle eccellenze produttive di questo paese

Alcuni anni fa siamo partiti con l’organizzare momenti formativi eterogenei in Emilia-Romagna ed in Abruzzo, convinti che il mondo aziendale, tradizionale e non profit, potesse avere proprio nel territorio di riferimento, alcune eccellenze produttive ed organizzative. Non siamo stati delusi dagli attori economici e sociali che abbiamo incontrato!

In fondo è stata anche una scelta “democratica” e “dal basso” ovvero permettere ad alcune aziende che operano in territori decentrati, l’accesso a processi formativi strutturati che valorizzassero al contempo il territorio e facessero riflettere sul loro modo di fare azienda.

Questi incontri e confronti non sono mai banali e riservano numerose e belle sorprese.

In Abruzzo, per esempio, abbiamo incontrato un amico e grande professionista che ha introdotto il controllo di gestione in un’associazione di volontariato! Cose da non credere!
Sempre in quella meravigliosa terra, ho svolto un seminario formativo con una mamma che non si è arresa all’handicap della figlia ed ha organizzato, ad Ortona, un bellissimo laboratorio di riciclo e creazione di prodotti di carta, al servizio della comunità locale e di alcune aziende della zona.

In Emilia-Romagna invece siamo rimasti basiti quando, pensando di avere un pubblico di aziende non profit tradizionali come le cooperative e le associazioni di volontariato, l’aula è stata riempita prevalentemente da AUSL, Comuni,Provincie, Associazioni di categoria, Centri di formazione e professionisti! Ne sono nate bellissime discussioni e grandi collaborazioni tra pubblico e privato, for profit e non profit.

Percezioni ed esigenze diverse in giro per l’Italia rispetto al non profit? Forse si, ma anche grande voglia di confrontarsi e creare rete, ripensare i fattori produttivi in modo nuovo e creativo.

Federico Spazzoli

Fund raising,ovvero raccolta fondi per le ONP?

Ciao a tutti. Con questo primo messaggio, lo staff del Centro Studi inizia a proporre alcuni temi di dibattito e riflessione sul management delle aziende for profit e non profit.

Siamo un ponte tra i due mondi,quello aziendale tradizionale e le organizzazioni per il cambiamento umano, come le definisce Peter F. Drucker, e vogliamo costruire solide pratiche e legami tra questi due paradigmi organizzativi e concettuali.

Inizierei da un tema che ha occupato una parte del dibattito scientifico e manageriale del mondo non profit negli ultimi quindici anni nel nostro paese: il fund-raising, ovvero la raccolta fondi!

Pensate che sia davvero efficace investire risorse nel raccogliere fondi? Quante cause,tutte nobili ovviamente,esistono in Italia e perché dovrei,io cittadino, devolvere soldi solo ad una di queste? E’ opportuno parlare di comunicazione sociale e quindi di fund raising come appendice finale di un importante e complesso processo interno dell’organizzazione piuttosto che impostare campagne di fund raising senza conoscere fondamentali elementi di gestione aziendale interna,di gestione e sviluppo del personale e dei volontari e di molto altro?

Purtroppo si è diffusa, in molte organizzazioni del terzo settore italiano, l’idea che sia necessario e sufficiente svolgere attività di raccolta fondi per assicurare un futuro alla ONP stessa.

Molto sbagliato e molto pericolo! Noi, come Centro Studi, lavoriamo molto sul prodotto e sul progetto dell’organizzazione,sulla sua visione e missione: non consideriamo mai i classici e ormai obsoleti strumenti di fund raising.

Risultato finale di questo approccio? Le ONP si interrogano e decidono di lavorare sul processo organizzativo endogeno ed esogeno che poi,se ben strutturato,porta le non profit stesse a lavorare meglio nel quotidiano,incrementando le occasioni di sviluppo operativo ed economico.

Federico Spazzoli